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lunedì, 30 ottobre 2006

TheHours - salone del gusto

Un salone per tutti i gusti
Un salone internazionale tutto da gustare quello che si sta svolgendo nella città olimpionica italiana per eccellenza. Tra la via della birra, la via degli orti e delle spezie, la via dell’olio e conservati, la via del grano, la via dei dolci e degli spiriti, la via delle farine è facile perdere l'orientamento perché ciò che trasporta da una prelibatezza all’altra è il profumo che aleggia nell’aria.
E’ un viaggio profumato e gustoso quello che ho fatto ieri al salone del gusto di torino, un viaggio nelle terre dei sapori nazionali e internazionali. Un salone colorato, farcito di stand internazionali provenienti dal sud del mondo.
Terra madre, l'incontro mondiale tra le comunità del cibo organizzato da slow food, si svolge in contemporanea al salone del gusto. La filosofia dell'evento è quella di mettere a confronto produttori mondiali rappresentativi di un modo diverso di intendere il cibo di qualità, attento alle risorse ambientali, alla dignità dei lavoratori e alla salute dei consumatori.
Il biglietto più che d’ingresso è d’ingrasso perché con tutte le prelibatezze che si gustano difficile non metter su qualche chilo. Chili spesi bene per il vostro palato che resterà senz’altro soddisfatto.

Postato da: TheHours a 11:28 | link | commenti (20)
little italy

giovedì, 26 ottobre 2006

TheHours - Pammukale, Turchia

Pamukkale – il castello di cotone
La meraviglia che vedete immortalata in questa foto è Pamukkale, un parco nazionale che sorge nel cuore della turchia sorto sul sito archeologico dell’antica città termale greca Hierapolis.
Pammukkale è una testimonianza straordinaria di cosa ci può regalare la natura: in mezzo ad un paesaggio brullo spiccano vasche calcaree dalle quali sgorga acqua cristallina dai benefici termali. Fino a qualche anno fa ci si poteva addirittura immergere in queste vasce. Lasciate ogni speranza o voi che andrete perché da quando e' stata dichiarata dall'unesco patrimonio dell' umanità le vasche non sono più lasciate in balia dei turisti che, a furia di sguazzarci dentro, stavano cominciando a deturpare il loro naturale splendore.
Potete però camminare, rigorosamente a piedi nudi, accanto alle vasche oppure seguire un percorso esterno che vi permette di ammirare dall’alto la loro magnificenza.
Come non è tutto oro quello che luccica,
guardandole da lontano vi sembrerà di vedere un ghiacciaio. Se potete andate a vederle da vicino. I vostri occhi resteranno strabiliati e la vostra bocca senza parole. Io sarei rimasta lì per ore a contemplare quel magnifico paesaggio, di una bellezza quasi surreale e senza tempo.
p.s grazie a diesel per aver aumentato leggermente il contrasto della foto.

Postato da: TheHours a 10:36 | link | commenti (24)
viaggi

martedì, 24 ottobre 2006

The road to Guantanamo e le carceri della vergogna
Mi capita così di rado di vedere in tivvù trasmissioni interessanti (un po’ perché a casa ci sto molto poco, un po’ perché i programmi lasciano a desiderare) che ieri sera, poco prima della mezzanotte, guardando il programma di minoli (vabbè, minoli…) “la storia siamo noi” su rai 3, mi è quasi venuta voglia di pagare il canone.
L’argomento era estremamente interessante. Peccato che il programma andasse in onda in un orario un po’ proibitivo. Le carceri della vergogna era il titolo della puntata. La puntata era ricca della testimonianza dei tre giovani inglesi di origine pakistana che, dopo l'11 settembre del 2001, partendo alla volta del pakistan per il matrimonio di uno di loro si ritrovano catturati e imprigionati ingiustamente prima dai talebani in afghanistan e poi dagli americani a guantanamo. Imprigionati perché  sospettati di essere terroristi.
Bando alle ciancie, vorrei consigliarvi il film di uno dei miei registi preferiti the road to guantanamo (leone d’argento a berlino) del bravissimo michael winterbottom. Ne ha fatta di strada winterbottom. E' partito dallo spietato e meraviglioso butterfly kiss fino ad arrivare sulla strada per Guantanamo.
Il film, quasi un documentario, un film verità su una verità scomoda, ricostruisce con scrupolo e delicatezza, senza scene truculente, la disavventura dei tre giovani inglesi (tanto per intenderci gli ospiti di minoli) e dei loro due anni di prigionia e di violenze nella prigione di guantanamo. Non mi dilungo sul film. Un film che vi consiglio di vedere primo perché winterbottom è davvero bravo, secondo perché è importante conoscere la storia di questi giovani. Una storia di ordinaria follia che un giorno, per caso, potrebbe capitare a chiunque. A chiunque abbia avuto la sventura di nascere nella regione pakistana o afghana.

Postato da: TheHours a 15:53 | link | commenti (18)
cinema, dal mondo

lunedì, 23 ottobre 2006

TheHours - Benin

"Non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo".
  Isabel Allende 


                                                                                    
Dedicata a mio padre

Postato da: TheHours a 12:53 | link | commenti (15)
citazioni

venerdì, 20 ottobre 2006

TheHours - Benin

Gli altri siamo noi
Chi pensava che la schiavitù fosse stata esportata oltreoceano e fosse rimasta archiviata come un brutto ricordo si sbagliava di grosso. Siamo un paese all’avanguardia in fatto di schiavi. L'agghiacciante servizio sull’Espresso di un mese fa ha portato tutti/e noi a guardare in faccia una feroce e cruda realtà: la schiavitù ha abbracciato le vite dei braccianti immigrati nella regione Puglia.
Ci scandalizziamo tanto quando immaginiamo i raccoglitori di caffè nelle immense piantagioni brasiliane sfruttati dalle multinazionali e non pensiamo allo sfruttamento e alla barbarie che cresce come una gramigna nel nostro piccolo orticello. Braccianti immigrati irregolari sfruttati e sottopagati dai discendenti dei braccianti pugliesi che un tempo lavoravano sotto padrone. Di questo è testimone la storia. La nostra storia.
Ma perché non impariamo niente dalla nostra storia? Dalla nostra storia di popolo di immigrati. Perché sfruttiamo essendo stati sfruttati? La storia siamo noi, gli altri siamo noi. Prima vittime e poi carnefici. 
E domani, a Foggia, ci sarà una
manifestazione nazionale contro il lavoro nero.

Postato da: TheHours a 11:15 | link | commenti (17)
little italy

giovedì, 19 ottobre 2006

Girella versus Kinder briosh
Se i bambini e le bambine di oggi sono figli delle kinder briosh io sono figlia della girella. Si, perché ai miei tempi le merendine in auge erano la girella, il buondì, e la fiesta. Poi arrivò il tegolino. Quattro tipi diversi di brioshes, ognuna con una propria identità. 
Un tempo, la cucina più amata dagli italiani era la Scavolini, oggi le merendine più amate dai bambini italiani sono le kinder briosh. Le kinder briosh si presentano in un’unica forma ma in sostanza sempre diverse. Infatti il contenuto è assai diverso e varia al variare del ripieno (di cioccolato, di confettura di albicocca, di latte). 
Lasciatemelo dire. Non ci sono più le merendine di una volta. Il buondì è in via d'estinzione e della girella si stanno perdendo orami le tracce.
Cosa resterà delle merendine di una volta?

Postato da: TheHours a 09:54 | link | commenti (26)
pensieri

martedì, 17 ottobre 2006

TheHours - Benin

"Nessun vascello c'è che, come un libro, possa portarci in contrade lontane".

                                                                              Emily Dickinson

Postato da: TheHours a 17:25 | link | commenti (13)
citazioni

lunedì, 16 ottobre 2006

Principesse. In cerca dell’amore. Principesse che vendono il proprio corpo. Fernando Leon de Aranoa, il regista di Princesas è stato definito il Kean Loach spagnolo.
Non c’è in questo film la denuncia sociale e la drammaticità delle vite dei personaggi alla Kean Loach ma qualcosa di simile nella descrizione delle due protagoniste c’è. C’è il racconto di un’amicizia tra due prostitute, una spagnola e l’altra dominicana in una madrid che si intravede sullo sfondo. C’è un racconto del dramma di due vite senza scivolare sui luoghi comuni. Non aspettatevi scene scontate. Non le vedrete. Non vi racconto la trama perché di poca importanza. L’importante è come il regista abbia deciso di tratteggiarci i sogni e la vita di due donne.
La bellissima colonna sonora di Manu Chau calza a pennello. Non poteva essere scelta musica migliore per questo film, soprattutto per alcune scene. Tra i vari film in programmazione in questo periodo questo, a mio avviso, merita di essere visto. Se però preferite il genere “americanata” andate a vedere qualcos’altro
.

Postato da: TheHours a 12:18 | link | commenti (20)
cinema

venerdì, 13 ottobre 2006

Foto -  Ebgt

Le cose e le persone
Ci sono tre cose sulla mia tavola: una tazza bianca dell'ikea, una confezione
di couscous che mangerò stasera, una tovaglina con una frangetta di legno.
Tre oggetti, tre mondi diversi: la tazza è stata fatta in Romania per un'
azienda svedese, il couscous è un piatto di origine maghrebina che
abbiamo importato nella nostra cucina, anche se con molta più resistenza
rispetto ad altri Paesi (a Parigi e a Londra trovereste un ristorante o chiosco
maghrebino o mediorientale ad ogni angolo), la bellissima tovaglina viene dal
Madagascar.
La mia casa, come sicuramente la vostra, è piena di questi oggetti:
non ci sono limiti al commercio, le cose si muovono liberamente, possiamo
impiantare le nostre industrie all'estero senza problemi, purché ci siano
i fondi per investire. E così, merci prodotte tutto il mondo giungono
nei nostri negozi e noi ne facciamo incetta, felicissimi e  disponibili alle
novità; in alcuni casi, certi oggetti diventano proprio di tendenza: pensate
all'artigianato "etnico" o all'infradito, per esempio.
Ma facciamo un esperimento, anzi una magia: trasformiamo gli oggetti in
persone, dalla stessa provenienza. Davanti a me avrei un rumeno, un
maghrebino, un africano. Senza vergogna mi chiederei: ma come diavolo
hanno fatto a venire qui?
E penserei immediatamente ai barconi della speranza, di cui sono piene le
cronache, ai viaggi clandestini etc etc. Ma, e forse è ancora peggio, mi
sentirei a disagio e quasi in pericolo. Potrebbero dirmi che sono regolari
e che lavorano, ed in questo caso molto probabilmente sono sfruttati, i loro
diritti calpestati; se sono perseguitati politici, farebbero fatica ad esercitare
il loro diritto d'asilo. Se davanti a me ci fossero donne, o bambini, la situazione sarebbe anche peggiore.
Finché la diversità, l'esoticità proviene dagli oggetti, tutto funziona.
Il nostro atteggiamento è positivo, le merci vanno e vengono senza difficoltà
e soprattutto, ogni movimento è pienamente regolato, c'è una legge per ogni passaggio della catena delle vendite. Siamo nell'era della globalizzazione. Quando si tratta di uomini, tutto cambia. Diventiamo diffidenti, discriminiamo, non abbiamo leggi adeguate. Alziamo delle barriere insormontabili. Il nostro globo diventa piccolo piccolo. Provate anche voi a fare la magia. Troverete che non c'è niente di più vero di questa piccola frase:

"Nell'epoca della globalizzazione e di quella che
avrebbe dovuto essere un'apertura e una minore rigidità negli spostamenti,
il libero flusso di merci e capitali non corrisponde a una facilità di spostamento
delle persone"

(rapporto annuale Amnesty International  2006).

Facilità che significa diritti, significa accoglienza, significa tolleranza.
Il mio couscous dal Marocco avrebbe le stesse garanzie, gli stessi controlli, la stessa libertà,se fosse un marocchino? Ed io, tenderei a quest'uomo la mano con la stessa disponibilità con la quale impugno la forchetta per assaggiare uno dei miei piatti preferiti?

Postato da: evbtg a 14:35 | link | commenti (15)
pensieri

mercoledì, 11 ottobre 2006

TheHours - Londra

Ri ciclo
Ottocento scatole di tonno ricilate diventano una bicicletta.
Con ottocento
lattine di alluminio invece si fabbrica una bicicletta completa di accessori. Quindi meglio non mangiare il tonno e bere bibite in lattina (ancora meglio se non sono della coca cola company). Il mio discorso, anche se un po' di parte, non fa una piega.
Venti bottiglie di plastica danno vita ad un pile, da tre bottiglie invece nasce un reggiseno. Con quattro confezioni di pasta si può fare un quaderno. Per fare l'albero ci vuole il legno come mi ha insegnato Rodari.

Postato da: TheHours a 17:06 | link | commenti (19)
no oil